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A COSA SERVONO I MIGLIORI AMICI
A COSA SERVONO I MIGLIORI AMICI
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What Best Friends Are For - Author: nessa-melwasul - Angst/Drama - R : Rating is for the severe abuse ONLY; this is NOT slash, just really strong friendship. This is set in the MWPP era, in the summer between 5th and 6th year. Remus is 15 and Sirius is 16.- WARNING: THIS FIC CONTAINS SECNES OF SEVERE ABUSE. IF YOU DON'T LIKE THAT KIND OF STUFF, PLEASE LEAVE NOW.Tradotto da Maria Allegrini e Cuccussétte - Angst\ Drammatico. - Racconto per adulti; ètale per la violenza, e non ci sta slash ma solo un'amicizia davvero forte. Il padre di Remus è un alcolizzato violento e picchia il figliolo, Sirius è cacciato dai suoi stessi genitori… qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1910264/1/
Remus
Era una pigra notte d'estate, calda e sonnolenta. Io e Sirius eravamo seduti sullo spesso tappeto vicino al caminetto, arrostivamo nocciole e le mangiavamo. Mia madre era sedeva in una poltrona vicina, e faceva l'uncinetto. Immagino debba spiegare come mai Sirius fosse in casa mia piuttosto che alla Dimora Malfoy. Vedete, sua madre lo aveva appena diseredato perché ' frequentava mezzosangue e licantropi'. Era abbastanza turbato dal fatto che lei non gli permettesse di tornare a casa. Sarebbe voluto andare a casa di James, ma questi era in vacanza con i genitori per tutta l'estate. E così, era lì, sedeva con me sul pavimento di casa mia, arrostiva nocciole e snocciolava storie.
Uno scricchiolio alla finestra mi distolse dai pensieri. Mamma aprì la finestra , facendo entrare due gufi. Il primo, abbastanza pasciuto, chiamato Angel, era mio. Aveva una lettera di James. L'altro, un gufo da granaio nero, apparteneva alla signora Black. Stava portando a Sirius posta odiata ogni giorno a casa mia. Piuttosto rude, se me lo chiedete.
Sirius alzò le spalle al gufo nero. Dopo aver preso la lettera, la fece a pezzi e la gettò nel fuoco, senza nemmeno preoccuparsi di leggerla. Scacciò il gufo senza nemmeno dargli da mangiare. Lo sentii borbottare qualcosa tra i denti, e suonava come, "Dannata donna."
Mi allungai verso il gufo color melange, carezzandola sulla testa. Le presi la lettera e le diedi un pezzo di nocciola, mormorando quanto era buona. Si strofinò alle mie dita e volò via dalla stanza. Aprendo la lettera, la controllai. James era via in qualche posto tipo un'isola tropicale. Sirius, che leggeva da dietro la mia spalla, sghignazzò e disse, "Bene, allora pare che Jamie si stia divertendo." C'era un'immagine che cadde fuori dalla busta di James, con i genitori, e tra tutta la gente, Lily Evans e la sua famiglia. Guardando James e Lily nell'immagine, sghignazzai anche io. "Oh, si! Direi che si sta proprio divertendo." Etrambi prendemmo a sghignazzare.
Un bussare fragoroso alla porta interruppe l'allegria. "Donna, apri la porta!"
Seppi all'istante chi fosse. Mi alzai in piedi, riposi la lettera e le nocciole e a Sirius dissi, "Vai su in camera e resta lì fino a quando non vengo io. Non fare rumore, Sirius. Non può sapere che sei qui, o altrimenti ci saranno ancora più problemi per me." Gli diedi un'occhiata risoluta.
"Ma Remus… Ti fa così male…" La voce di Sirius era un sussurro a malapena udibile, il tono era quello speciale che usava con me. Gli occhi erano selvaggi e agitati, una possa di marrone.
"Lo so Siri, lo so, ma non puoi salvarmi. Tutto quello che succederebbe è che anche tu ti faresti male. Non puoi restare. Mi dispiace." Sirius mi afferrò in un rapido stretto abbraccio, poi corse su per le scale.
"Donna, sei sorda??! Ho detto di aprire quella maledetta porta adesso!"
Mia madre corse alla porta. "Sì, John, vengo."
La porta si aprì, ed entrò mio padre, terribilmente sbronzo. Tipico, pensai. "Alla fine l'hai aperta la porta. Come fa uno a farsi rispettare qua?!"
Mamma si irrigidì un poco, cercando di uscirsene con una risposta. Babbo la colpì con un rovescio sulla faccia. "Melma senza valore," borbottò. E poi si rivolse a me. "E anche tu," grugnì. Sobbalzai.
"Ciao babbo," dissi, provando a sorridere.
"Babbo?! Come osi chiamarmi babbo, mostriciattolo?!"Attraversò la stanza in cinque lunghi passo. Arretrai solo un poco; se avesse visto che correvo , sarebbe stata la fine di tutto, proprio lì e subito. Abbassò la voce minaccioso. "Non sei altro che un licantropo, e anche uno codardo. Se mai hai pensato che sono tuo padre, hai sbagliato. Hai proprio sbagliato."
Babbo alzò la mano, come se volesse colpirmi. Quando mi scansai, abbassò la mano e gorgogliò una risata malvagia. "Che patetica cosa debole, dove ho sbagliato a tirarti su?" si chiese, più a sé stesso.
"Io… io non lo so," balbettai, cercando di mantenere il sangue freddo. Ogni volta che era in giro, prendevo a balbettare. Odiavo balbettare e così lui.
"Lo sai che non dovresti balbettare così… fammi vedere se posso… mettere a posto il tuo problema." Con quello, mio padre mi diede un pugno alla mascella. Era più sbronzo del solito, e infiammato alla follia da chissà che cosa. Capii svelto che intendeva prendersela con me. Ancora e ancora nella mia mente, mi ripetei una frase, come un disco rotto: non piangere, non piangere, non piangere, non piangere, non piangere…
Mi diede pugni nello stomaco parecchie volte, finché non fui steso a terra. Mamma rimase immobile lì, guardava l'intera scena dalla porta della cucina. Sapeva più che bene di non mettersi in mezzo con mio padre che mi picchiava, e d'altronde, non era come quando ero piccolo. Se avevo bisogno di essere salvato, ero capace di farlo da solo. Mamma non doveva salvarmi. Mamma non poteva salvarmi, ed entrambi lo sapevamo.
Babbo tirò fuori la cintura. Mi rotolò sullo stomaco, strappandomi la camicia, e mi colpì fino a che non pensai di avere avuto una schiena. Ma rimasi fedele alle mie attese su me stesso: non gridai. Le lacrime scesero silenziose sulla mia faccia, ma babbo non le vide. Non seppe che ero debole. Bene.
Si mosse verso la cucina. Pensai che avesse finito con me, ma gridò, "Resta lì ragazzo," e seppi che il peggio doveva arrivare. Rientrando nel salotto, teneva im mano una bottiglia di limonata. Mi feci piccolo, sia fuori che dentro. Non era stato mai così brutale fino ad allora. Mai. Contrassi i muscoli, cercando di abbracciarmi per quello che sarebbe successo.
Ma ovvio, in quelle condizioni nessuno può abbracciarsi. Era fuoco, puro fuoco, che si spargeva nelle ferite aperte. Nonostante le mie ferree autoconvinzioni, piansi. Gridai. Faceva così male, c'era troppo dolore. Ero vicino a svenire. Se fossi svenuto, non ci sarebbe stato più dolore. Ma sapevo cosa sarebbe successo se fossi svenuto, sarebbe stato peggio che se fossi restato cosciente. Gridai e gridai, e mio padre gridò lunghi rosari di maledizioni, che poterono essere sentiti sovrastare i miei urli.
Alla fine arretrò. Mi scossi cacciando un sospiro di sollievo. "Oh, non ho ancora finito con te," grugnì. Si tirò indietro di un paio di passi, si voltò ed estrasse la bacchetta. "Crucio!" La maledizione si spanse per tutta la casa. Avevo pensato che prima andasse male, ma quello era niente paragonato a questo. Mi contorsi sul pavimento, gridando e piangendo. Penso che stessi chiamando Sirius, ma davvero non riesco a ricordare. Il dolore era troppo accecante.
Alla fine, mise via la bacchetta. Sputando su di me, disse, "Alzati. Non voglio rivederti un'altra volta mentre sono qua, ragazzo bastardo.
Afferrando la maglietta e tirandola lentamente giù, strisciai per le scale più veloce che potevo.

SIRIUS
Quando mi disse di andare, andai. Ma non di mia voglia. Remus Lupin è il mio migliore amico al mondo, e non posso sopportare che suo padre abusi di lui. Sono stato presente altre volte quando è accaduto, e John Lupin ha sempre usato la stessa procedura: picchiare Moony, violentare la signora Lupin, mangiare il loro cibo, dormire nel loro letto, alzarsi, picchiare un po' la signora Lupin, e andarsene. Certe volte passa mesi via da casa. Ogni volta che torna, è sempre stato un po' peggio. Seduto sul letto del mio migliore amico, seppi senza dubbio che quella era la peggiore volta di tutte.
Le urla ed i lamenti mi fecero rabbrividire. Pregai così forte che mi lasciasse prendere il suo posto, ma non potevo. Lacrime silenziose colarono sul mio viso mentre ero costretto ad ascoltare la tortura di Remus. Quando sentii il signor Lupin usare la Maledizione Cruciatus, fui sconvolto. Quella era una Maledizione Senza Perdono! Quale padre avrebbe usato Magia Oscura sul proprio figliolo? Mi feci nota mentale di chiedere più tardi a Remus se suo padre fosse o meno un Mangiamorte. Quando Remus iniziò a gridare il mio nome, mi ci volle tutta per non scendere di sotto, uccidere suo padre, e far terminare quello strazio. Sentii quel figlio di cane congedare Remus. Adesso era il momento in cui dovevo farmi forza. Mi asciugai gli occhi e mi preparai ad aiutare il mio amico.
La porta era spalancata un poco. Remus strisciò dentro, troppo debole anche solo per stare in piedi. Ansimai, gli occhi pieni di lacrime. C'era sangue dappertutto. Stava singhiozzando, e rantolava per respirare. Mi guardò con occhi larghi, pieni di cordoglio. "S…S-Sirius…"
Corsi da lui e lo afferrai proprio prima che crollasse. Sollevarlo e portarlo al letto morbido fu a fatica uno sforzo. Pesava così poco, era terrificante. Presi a scivolare silenzioso verso il bagno per prendere un panno bagnato per pulirlo, ma lui stese la mano. "Siri.. resta," fu la sua placida implorazione. Sospirai e sedetti accanto a lui. Immediatamente si aggrappò al mio petto. Mi stesi sul letto, tenendo vicino il mio migliore amico. Piangeva, sobbalzando. Rimasi steso con lui, carezzandogli i capelli, che erano impastati di sangue e sudore. "Shhh, sh-sh-sh-sh- sh, shhhh... va tutto bene, Remmy, va bene, sei con me, shhh" e ancora lui gemeva.
Dopo un bel po', prese a rilassarsi.
"Moony..?"
"Hmmm…"
"Adesso puoi permettermi di pulirti?"
"Bene.."
"Lasciami fare, una cosa davvero veloce, ok? Devo levare quella roba… devo pulirti quei tagli."
"Attento.. attento a te. E... è davvero... davvero cattivo stanotte."
"Lo farò."
E con quello, sgusciai via dalla camera da letto. Per mia fortuna, ero stato in quella stanza abbastanza volte da sapere dove il pavimento cigolasse e dove no. Sapevo anche dove venisse tenuta ogni cosa nel piccolo bagno proprio in fondo al corridoio. Tornai con alcuni asciugamani, una ciotola di acqua pulita e una bottiglia di Cura- tutto - per -vari - malanni che era nell'armadietto. Potevo ancora sentire il signor Lupin al piano terreno, che malediceva tra i denti la signora Lupin. Mostro, pensai.
Silenzioso, camminai lieve nella camera di Remus, e vidi che non si era mosso da quando me ne ero andato. Sedetti nel letto accanto a lui e gli sfiorai la faccia. "Remus?"
"Sirius?"
"Sono lieto che sei un po più... coerente," gli dissi con un mezzo sorriso.
"Ovvio, penso di stare bene adesso."
Sollevai un sopracciglio.
"Va bene, non sto bene, ma meglio, ecco tutto, va bene, Padfoot?"
Sorrisi. "Molto bene, signor Moony, davvero molto meglio."
Tirai su gli asciugamani e la bottiglia di pozione curativa. "Sei pronto?" gli chiesi. La bocca si ritrasse in una smorfia e sollevò un sopracciglio. Entrambi sapevamo che non lo era, ma sapevamo pure che doveva essere curato, almeno un poco. Altrimenti, si sarebbe ammalato. Alla fine, chiudendo la mascella con dolore, annuì.
"Prima la schiena," gli dissi.
Prese a togliersi la maglietta chiazzata di sangue, ma non ci riusciva. Lo aiutai, spaventato dentro di me dal fatto che era così debole. "Bene, vediamo."
Con il suo sguardo apprensivo, aggiunsi con un'ammiccata, "Sarò delicato."
Rotolò sullo stomaco, mostrandomi i lividi e i tagli. Rantolai. "Oh, Remus…"
Fece un lieve sbuffo. "Già, se pensi che faccia male a vederlo, pensa a…" la voce andò a sfumare. Lo guardai con forza.
"Remus Lupin, sai che darei qualsiasi cosa per toglierti il dolore adesso," gli dissi, serio.
"Lo so," venne la debole risposta, "Lo so."
Mi misi al lavoro. Come avevo promesso, feci ogni sforzo per essere delicato quanto più potevo. Quando il grosso delle persone pensa a Sirius Black, l'ultima cosa che viene loro in mente è delicato e affettuoso. Ma c'è una parte di me che non lascio vedere a molti, una parte che è delicata e gentile e premurosa. Remus sa che c'è, e così James, ma dubito che molte altre persone avrebbero mai pensato che fossi capace di certe cose. Ecco perché quel lato nascosto di me è quasi la cosa più forte della mia personalità. Pochi lo sanno, e i pochi che lo conoscono, lo nutrono.
Quasi un'ora dopo, tutte le ferite del mio migliore amico erano pulite e bendate. Avevo un sacco a pelo in cui dovevo infilarmi, ma Remus non volle. Rimasi con lui, e lo tenni finché non si addormentò. Ci volle abbastanza tempo a ciascuno di nooi per addormentarsi, e anche quando prendemmo sonno, continuammo a svegliarci a vicenda con i nostri incubi. Ma ci calmavamo a vicenda, e alla fine ci addormentammo.
E questo, immagino, è quello per cui ci sono i migliori amici. Per volersi sempre bene.
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FINE
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